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Il riutilizzo dei dati detenuti da enti pubblici: le disposizioni della Commissione Europea

Articolo a cura di Redazione Selefor CReFIS

Il primo dei quattro macro-temi trattati e regolamentati dal Data governance act[1]è “il riutilizzo di determinate categorie di dati protetti, detenuti da enti pubblici”.

Innanzitutto, è opportuno richiamare alcune definizioni:

  • I “dati” sono una qualsiasi rappresentazione digitale e raccolta di atti, fatti o informazioni in ogni forma di registrazione (audiovisiva, sonora o visiva);
  • Per “riutilizzo” invece si intende l’uso da parte di persone fisiche o giuridiche di dati già in possesso da enti pubblici. Questi dati potranno quindi essere usati nuovamente per fini commerciali e non commerciali, dunque, per scopi diversi da quelli per cui erano stati raccolti in origine, ma non potranno essere scambiati tra enti pubblici in quanto in questo caso potranno essere scambiati solo per ottemperare ai compiti di servizio pubblico.

Va preliminarmente specificato che il riutilizzo dei dati non è possibile per tutte le categorie; si applica infatti a dati protetti per motivi di riservatezza commerciale, riservatezza statistica, oppure a dati protetti per preservare la proprietà intellettuale e a tutti quei dati che non rientrano già nell’ambito di applicazione della direttiva 2019/1024[2].

Diversamente i dati detenuti dalle imprese pubbliche, i dati detenuti dalle emittenti di servizio pubblico e dalle società da esse controllate, i dati detenuti da enti culturali e di istruzione, quelli protetti per la pubblica sicurezza e così via, non possono essere riutilizzati.

Il regolamento in materia di riutilizzo dei dati vieta ogni forma di accordo di esclusiva tra enti sul riutilizzo dei dati, salvo l’eventualità in cui vi sia la necessità per la fornitura di un servizio che altrimenti non potrebbe essere erogato. Anche in questo caso però ci saranno delle limitazioni temporali, infatti gli accordi di esclusiva dovranno avere durata massima di 12 mesi.

Ma quali sono le condizioni per il riutilizzo?

In questo caso entra in gioco lo “sportello unico” che deve essere creato appositamente da ognuno degli Stati membri designando un ente o una struttura già esistente per svolgere questo incarico in modo da rendere tutte le procedure e le informazioni facilmente reperibili e disponibili a chiunque voglia usufruire del servizio. Lo sportello può anche essere collegato a sportelli settoriali, regionali o locali ed è possibile renderlo automatizzato purché vi sia però un sostegno adeguato da parte delle autorità competenti. Lo sportello unico, tra l’altro, potrà anche istituire un canale ad hoc specifico e semplificato per le PMI e per le startup che richiedono il riutilizzo dei dati. La Commissione dal canto suo creerà un unico registro elettronico consultabile presso gli sportelli unici nazionali, inoltre metterà a disposizione tutte le informazioni necessarie per l’acquisizione dei dati da riutilizzare. Le richieste di utilizzo possono essere evase entro 2 mesi, ma nel caso di richieste particolarmente complesse è possibile prorogare la consegna di 30 giorni, ovviamente il tutto dovrà essere comunicato per tempo al richiedente.

Le condizioni di riutilizzo dei dati devono essere trasparenti, non discriminatorie, oggettivamente giustificate e proporzionate alla natura delle categorie di dati e alle finalità di riutilizzo. Inoltre, gli enti pubblici che mettono a disposizioni i propri dati devono garantire che siano stati anonimizzati, nel caso si tratti di dati personali; oppure trattati con uno dei metodi di controllo della divulgazione in modo da preservarne segreti commerciali o contenuti protetti da proprietà intellettuale. Altresì potranno accedere ai dati in modo sicuro e controllato o da remoto o in una struttura fisica.

Il riutilizzo dei dati non deve essere sfruttato dagli enti pubblici a scopo di lucro, ma questi possono imporre tariffe per il servizio erogato. Le tariffe devono essere trasparenti, non discriminatorie, proporzionate e oggettivamente giustificate, e non devono limitare la concorrenza; inoltre dovrebbero agevolarne l’uso alle startup, alle PMI e agli enti che utilizzano i dati per motivi di studio e di ricerca; in questi casi quindi si può decidere di offrire il servizio con una tariffa ridotta o a titolo gratuito e sarà necessario stilare un registro degli enti che possono usufruire di questo vantaggio economico.


[1]REGOLAMENTO (UE) 2022/868 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 30 maggio 2022 relativo alla governance europea dei dati e che modifica il regolamento (UE) 2018/1724 (Regolamento sulla governance dei dati)https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:32022R0868&from=EN#d1e2656-1-1

[2]Direttiva (UE) 2019/1024 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 giugno 2019, relativa all’apertura dei dati e al riutilizzo dell’informazione del settore pubblico https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:32019L1024

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Redazione Selefor CReFIS

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