Donne ed Autopercezione: imparare a guardarsi con più verità e meno giudizio
dalla rubrica “Donne ed Autopercezione”
a cura di Sofia Monaco
Perché le donne si sentono sempre “non abbastanza”?
Tra aspettative, lavoro e ruoli da tenere insieme, molte donne crescono imparando a dubitare di sé anche quando non ne avrebbero motivo.
Ci sono domande che non vengono pronunciate ad alta voce, che accompagnano silenziosamente la quotidianità di molte donne. Una di queste è: “Sto facendo abbastanza?” Inevitabilmente accompagnata da un’altra ancora più profonda: “Sono abbastanza?” È una sensazione molto comune, non facile da esternare. Può emergere sul lavoro, quando si raggiunge un obiettivo ma si continua a pensare di dover dimostrare ancora qualcosa.
Può farsi spazio nella vita familiare, quando ci si divide tra cura, responsabilità, ascolto, organizzazione e presenza, con la percezione costante di non riuscire mai a dare tutto a tutti nel modo giusto. Può manifestarsi anche nella sfera più personale, nel modo in cui ci si guarda, ci si racconta, ci si confronta con gli altri. Molte donne convivono con questo senso di inadeguatezza come qualcosa di normale, quasi inevitabile, come se fosse naturale sentirsi sempre un passo indietro, sempre in difetto, sempre in dovere di aggiungere qualcosa per meritare pienamente il proprio posto.
Eppure questa percezione non nasce dal nulla. E, soprattutto, non nasce da una reale mancanza di valore. Affonda le sue radici in un sistema di aspettative molto rigido, che accompagna le donne fin da giovani. Bisogna essere preparate, ma non troppo sicure di sé. Disponibili, ma non fragili. Ambiziose, ma senza risultare eccessive. Presenti per gli altri, ma senza trascurare se stesse. Forti, ma sempre misurate. Capaci di gestire tutto, possibilmente con naturalezza e senza mai mostrare fatica. Il punto è che questi modelli sono profondamente contraddittori, e quando si prova a stare dentro richieste così diverse tra loro, il rischio è quello di sentirsi inevitabilmente in difetto. Se una donna investe nella propria carriera, può sentirsi giudicata come troppo concentrata sul lavoro.
Se sceglie di dedicare più spazio alla famiglia, può avere la percezione di stare rinunciando a una parte di sé. Se si mostra determinata, può essere letta come dura. Se esprime fragilità, può temere di essere considerata meno autorevole. Se rallenta, si sente in colpa. Se accelera, teme di non riuscire a reggere tutto. In questo equilibrio precario, il punto non è più capire cosa si desidera davvero ma diventa tentare di rispondere a standard esterni che cambiano continuamente e che raramente restituiscono un riconoscimento pieno.
A tutto questo si aggiunge una dinamica molto diffusa: la difficoltà a riconoscere il proprio valore. Molte donne sono abituate a minimizzare ciò che fanno, a ridimensionare i risultati raggiunti, a mettere in evidenza ciò che manca invece di ciò che hanno costruito. Anche davanti a successi concreti, il pensiero ricorrente non è “ce l’ho fatta”, ma “avrei potuto fare meglio”, oppure “non è ancora abbastanza”. È una forma di auto-percezione severa, che non lascia spazio alla soddisfazione. Come se fermarsi a riconoscere il proprio impegno fosse un atto di presunzione, invece che di consapevolezza. Come se il valore personale dovesse essere continuamente confermato da qualcosa di esterno: un risultato, un’approvazione, una prova costante di efficienza.
Questa dinamica emerge con particolare forza anche nel lavoro. Pensiamo, ad esempio, a una donna competente, affidabile, preparata. Una professionista che porta avanti il proprio ruolo con serietà, rispetta le scadenze, gestisce responsabilità, risolve problemi e rappresenta un punto di riferimento per colleghi, utenti o collaboratori. Eppure, quando arriva il momento di esporsi di più — proporre un’idea, candidarsi per un ruolo di maggiore responsabilità, chiedere un riconoscimento economico o professionale — spesso si affaccia un dubbio profondo: “Sarò davvero all’altezza?” Molto spesso, in questi casi, non è la mancanza di preparazione a frenare. È una forma di auto-svalutazione silenziosa. Si pensa di dover studiare ancora, aspettare ancora, dimostrare ancora. Nel frattempo, altre persone, talvolta anche con meno esperienza o meno competenze, si espongono con maggiore sicurezza.
Ed è proprio qui che il tema dell’autopercezione diventa centrale. Perché quando una donna fatica a riconoscere il proprio valore, rischia di restare indietro non per assenza di capacità, ma per eccesso di dubbio. E questo, nel tempo, può tradursi in rinunce, occasioni perse, minore visibilità e scarso riconoscimento del proprio contributo.
Vivere costantemente nella logica del “devo fare di più” ha però un costo. Un costo emotivo, mentale, relazionale. Perché abitua a guardarsi con durezza. A misurarsi sempre su ciò che manca. A credere che il riposo sia un lusso, che il limite sia una colpa, che il bisogno di fermarsi coincida con un fallimento.
La verità è che molte donne non si sentono “non abbastanza” perché mancano davvero di qualcosa. Si sentono così perché, troppo spesso, hanno interiorizzato l’idea di dover essere tutto insieme: competenti, accudenti, brillanti, presenti, ordinate, produttive, equilibrate, forti. Sempre. In ogni contesto. Senza sbagliare. Senza deludere. Senza mai sottrarsi. Ma nessuna persona può vivere serenamente sotto il peso della perfezione. Per questo, affrontare questo meccanismo non significa eliminare ogni insicurezza ma iniziare a costruire uno sguardo più giusto su di sé. Riconoscere che quel senso costante di inadeguatezza non racconta sempre la realtà, ma spesso racconta anni di aspettative interiorizzate, confronti continui e standard troppo elevati.
Anche nel lavoro, un approccio utile può partire da tre passaggi concreti.
Il primo è dare un nome alle proprie competenze. Molte donne fanno moltissimo, ma faticano a raccontarlo in modo chiaro, persino a se stesse. Fermarsi a mettere a fuoco ciò che si sa fare, i risultati raggiunti, le responsabilità sostenute e il valore portato nel proprio contesto professionale è un esercizio fondamentale di consapevolezza.
Il secondo è distinguere il dato reale dal giudizio interiore. Un conto è dire: “Ho bisogno di migliorare una competenza specifica”. Un altro è dirsi: “Non sono abbastanza”. Nel primo caso si apre uno spazio di crescita. Nel secondo si alimenta una condanna personale. Capire questa differenza è essenziale, perché consente di affrontare i propri limiti in modo costruttivo senza trasformarli in una svalutazione della propria identità.
Il terzo è allenarsi a esporsi senza aspettare di sentirsi perfettamente pronte. Aspettare il momento in cui ci si sentirà completamente sicure può voler dire aspettare troppo a lungo. Molto spesso la fiducia non arriva prima dell’azione, ma cresce attraverso l’azione stessa. Prendere parola, proporre un’idea, sostenere una richiesta, accettare una nuova responsabilità: sono tutti passaggi che aiutano a costruire una percezione di sé più solida e più aderente alla realtà.
A questo si aggiunge un elemento fondamentale: la qualità dei contesti in cui si vive e si lavora. Perché l’autopercezione non è mai soltanto una questione individuale. Cresce, si indebolisce o si rafforza anche in base all’ambiente che circonda una persona. Un contesto che riconosce il valore, ascolta e non alimenta modelli basati solo sulla prestazione continua può fare una grande differenza. Forse il punto da cui ripartire è proprio questo: smettere di chiedersi continuamente se si è abbastanza per gli altri, e iniziare a domandarsi se si sta vivendo nel rispetto di sé. Smettere di rincorrere modelli irrealistici e iniziare a riconoscere il valore di ciò che si è, anche nelle imperfezioni, nelle pause, nei limiti, nei percorsi non lineari.
Perché essere abbastanza non significa fare tutto in modo impeccabile. Non significa rispondere a ogni aspettativa. Non significa non avere dubbi, non sbagliare, non stancarsi mai.Essere abbastanza significa, forse, iniziare a sottrarsi a quella misura imposta che per troppo tempo ha definito il valore femminile in base alla capacità di reggere tutto. Significa imparare a guardarsi con più verità e meno giudizio. Con più rispetto e meno pretesa. E soprattutto significa ricordare che il proprio valore non si costruisce solo nelle prestazioni, nei risultati o nella capacità di essere sempre all’altezza. Il valore esiste anche quando non viene dimostrato, anche quando non viene riconosciuto subito. Anche quando una donna smette, per un momento, di performare e sceglie semplicemente di esserci, con autenticità.
Per questo, forse, la domanda più importante non è: “Sono abbastanza?” Ma: “Perché mi è stato insegnato a dubitarne così spesso?”
Servizi internet a pagamento
A cura di Giovanni Crea
Il trattamento di dati personali ‘ulteriore’ a quello necessario per la fruizione di un servizio on line (es., accesso a un sito internet) è soggetto al consenso dell’utente-interessato previsto dall’art. 5.3, primo periodo, della direttiva e-privacy . Il consenso dovrebbe derivare da un interesse della persona cui i dati si riferiscono per le finalità di tale ulteriore trattamento (es., ricevere pubblicità durante la navigazione).
La Direttiva (UE) 2019/770, che disciplina alcuni aspetti dei contratti di fornitura di contenuto digitale e di servizi digitali riconosce lo scambio “servizio-dati”; nella prospettiva di tale direttiva il consenso – che si riferisce a una controprestazione in dati personali – è elemento strutturale del contratto.
Premesso che in caso di conflitto tra la Direttiva (UE) 2019/770 e il Regolamento(UE) 2016/679 (GDPR) prevale quest’ultimo, per essere considerato ‘libero’ ai sensi di tale regolamento, il consenso all’ulteriore trattamento non deve essere ‘obbligato’, ad esempio, ponendolo come condizione per l’accesso al servizio.
Come emerge dalle linee guida dell’EDPB , il gestore del sito (titolare del trattamento) deve prevedere un’alternativa con caratteristiche tali che l’eventuale scelta di rilasciare il consenso possa considerarsi libera. Sotto un altro profilo – invero non affrontato dall’EDPB – l’alternativa al consenso può essere portatrice di un diritto fondamentale; in tale evenienza, il diritto alla protezione dei dati personali – di cui, nel caso di specie, il “consenso libero” è espressione – deve trovare un equilibrio con la predetta alternativa. Per questo motivo la controprestazione monetaria, essendo espressione della “libertà d’impresa” riconosciuta dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Ue all’art. 16, di per sé non integra una violazione del GDPR con riguardo alle condizioni di validità del consenso.
Peraltro, in quanto alternativa al consenso, il pagamento in moneta descrive uno schema diverso dal cookie wall che, invece, non prevede alcuna alternativa, e che, come indica l’art. 7.4, gdpr, va tenuto nella massima considerazione ai fini della valutazione della libertà del consenso.
Va da sé che, in una prospettiva di bilanciamento degli interessi, la controprestazione monetaria non deve essere sproporzionata rispetto al servizio offerto, tale da far ripiegare l’interessato su un consenso che, con tutta probabilità, rifletterebbe una scelta non libera.
- Ad es., con riguardo ai quotidiani on line, il prezzo praticato all’edicola potrebbe essere un utile riferimento per la fissazione del prezzo on line. Sicché, se il prezzo on line è uguale o anche inferiore al prezzo all’edicola si potrebbe ragionevolmente concludere che l’eventuale ripiego dell’interessato sul consenso sia espressione di una scelta libera.
[1] Cfr. Direttiva 2002/58/CE come modificata dalla Direttiva 2009/136/CE, in GUUE L 337, 18 dicembre 2009, p. 11 ss.
[2] Cfr. Direttiva (UE) 2019/770, relativa a determinati aspetti dei contratti di fornitura di contenuto digitale e di servizi digitali, in GUUE, L136, 22 maggio 2019, p.1 ss.
[3] Cfr. EDPB, Linee guida 5/2020 sul consenso ai sensi del regolamento (UE) 2016/679, 4 maggio 2020.
[4] Al riguardo, si rinvia al quarto considerando del GDPR secondo il quale il diritto alla protezione dei dati di carattere personale non è una prerogativa assoluta, ma va contemperato con altri diritti fondamentali, in ossequio al principio di proporzionalità. Lo stesso considerando afferma che il GDPR rispetta tutti i diritti fondamentali e osserva le libertà e i principi riconosciuti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’UE, sanciti dai trattati, tra cui la libertà d’impresa.
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Giovanni Crea

Direttore del Centro di Ricerca e Formazione Integrata Selefor, responsabile scientifico e Presidente del Comitato Tecnico-Scientifico con delega Data Protection.
Economista, è professore incaricato di “Economia Aziendale e Processi di amministrazione del lavoro” presso l’Università Europea di Roma, dal 2014 insegna la materia di “Protezione dei dati personali” presso Master Universitari e Corsi specialistici.
Caro vita, lavoro e povertà
di Giuliana Cristiano
Le politiche attive del lavoro sono tutte quelle iniziative introdotte dalle Istituzioni, nazionali e locali, per promuovere l’occupazione e l’inserimento lavorativo. I servizi proposti da queste politiche possono essere erogati in primis dai centri per l’impiego, ma anche da Agenzie per il lavoro, scuole e università, nonché dai comuni e dalle associazioni di dipendenti e datori di lavoro[1].
Tra le misure più conosciute vi sono senza dubbio il programma “Garanzia Giovani” e il “reddito di cittadinanza”.
Ma andiamo a vedere più del dettaglio come reagiscono gli Italiani a queste politiche attive.
“Garanzia giovani” è un programma che si rivolge alle imprese e ai datori di lavoro che vogliono inserire nel proprio organico risorse giovani e formate, e al contempo, beneficiare delle agevolazioni previste dal programma stesso che consistono in bonus per le nuove assunzioni (tirocini, apprendistati o passaggi da tirocinio a contratto di lavoro). Inoltre, sono anche previsti degli strumenti per agevolare l’autoimprenditorialità dei giovani che vogliono mettersi in proprio[2].
Anpal rispetto all’adesione a “Garanzia Giovani” riporta dei dati molto interessanti, infatti, al 31 luglio 2022 i Neet (Not (engaged) in Education, Employment or Training, ovvero coloro che non studiano e non lavorano) registrati al programma erano 1.681.329, con un incremento di 7.281 unità rispetto a giugno. I servizi per l’impiego hanno preso in carico più dell’85% dei registrati e di questi quasi l’80% è costituito da giovani con elevate difficoltà di inserimento nel mercato del lavoro.
Al termine del percorso quasi il 68% degli iscritti ha trovato occupazione e molti di questi a tempo indeterminato. C’è però da precisare che il divario Nord e Sud Italia si percepisce anche in queste stime con lo svantaggio del meridione[3].
In ogni caso, al di là delle disparità territoriali, emerge chiaro il fatto che i giovani italiani oggi sono motivati a trovare una soluzione alla loro condizione di precarietà, lavorando su sé stessi, formandosi e creandosi un’alternativa valida alla disoccupazione e alla povertà.
Discorso diverso invece deve essere fatto per un altro strumento: il tanto discusso e dibattuto “reddito di cittadinanza”.
Questo è una misura di politica attiva del lavoro e di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all’esclusione sociale, che è stata introdotta nel marzo 2019 e che si esplica in un sostegno economico che si integra al reddito familiare. Questa misura oltra a prevedere un sussidio per un lasso di tempo determinato, prevede anche un percorso di reinserimento lavorativo e sociale siglato da un patto di lavoro o un patto di inclusione sociale[4].
Ogni regione italiana, dunque, si è mossa per favorire l’utilizzo di questo strumento, confidando nella sua utilità e in una effettiva possibilità di riqualificazione di quei nuclei familiari più svantaggiati e in difficoltà.
Oggi però, a quasi tre anni dall’introduzione del RDC, nonostante siano molte le persone che hanno richiesto e beneficiato di questo strumento, nono sono altrettanto numerose coloro che hanno concluso il percorso di reinserimento lavorativo. Il quadro infatti è abbastanza allarmante al nord come al sud Italia.
- In Campania, per esempio, negli ultimi 18 mesi gli imprenditori campani hanno caricato sull’apposita piattaforma MyAnpal 9945 offerte di lavoro, ma le assunzioni di chi percepisce il reddito di cittadinanza sono pari a zero. Nel settore dei servizi dove vi sono più vacancies aperte, non è stata registrata alcuna assunzione, nel settore dell’edilizia invece, su 1716 offerte, vi sono state solo 74 assunzioni[5].
Questo a dimostrare che nonostante vi siano possibilità di lavorare e nonostante i Centri per l’impiego si mobilitino per la ricerca di personale, i beneficiari di questa misura non fanno altrettanto; probabilmente perché non vi sono dei veri e propri controlli nel processo, né sono previste sanzioni per coloro che rifiutano le offerte di lavoro proposte. Si specifica infatti, che i beneficiari del reddito, devono sottoscrivere un patto di lavoro con i centri per l’impiego, ma fino ad oggi, come detto, le prese in carico sono state veramente poche. In Campania nello specifico si sta provvedendo alla cancellazione dall’elenco dei beneficiari le persone con non rispettano il patto, ma la situazione è analoga anche in altre regioni d’Italia[6].
- La Lombardia, per esempio, ha un quadro simile; infatti, nel 2021 a Milano, su più di 10.000 beneficiari convocati per un primo incontro e la presa in carico dai centri per l’impiego, solo circa 3600 si sono presentati, la restante parte ha completamente disertato o si è resa irreperibile tanto da spingere i suddetti centri a consegnare la convocazione tramite raccomandata. Nel 2022 la situazione è anche peggiorata tanto che i beneficiari in carico sono addirittura dimezzati[7].
Senza dubbio sono ancora molte le misure da poter introdurre e tanto deve essere fatto sia da parte delle istituzioni sia da parte delle imprese e dei lavoratori, ma iniziare a sfruttare ciò che già si ha, potrebbe essere un primo passo verso una, almeno parziale, risoluzione della disoccupazione e della povertà, in un periodo storico in cui le crisi sembrano non voler smettere di susseguirsi.
[1]https://www.lavoro.gov.it/temi-epriorita/occupazione/Pagine/orientamento.aspx#:~:text=Le%20politiche%20attive%20del%20lavoro,occupazione%20e%20l’inserimento%20lavorativo.
[2] https://garanziagiovani.anpal.gov.it/cose-azienda
[3] https://www.anpal.gov.it/documents/552016/821517/S1_Nota+mensile+n7_luglio.pdf/3ff14e73-add0-8b66-a785-6df46eae7523?t=1665730071878
[4] https://www.redditodicittadinanza.gov.it/schede/dettaglio
[5] Iuliano, V., (2022) “Reddito di cittadinanza, in Campania 9.945 lavori ma nessuno li accetta”, Il mattino, online. https://www.ilmattino.it/napoli/politica/campania_reddito_di_cittadinanza_offerte_di_lavoro-6751242.html?refresh_ce
[6] Ibidem
[7] Gianni, A. (2022), “Reddito di cittadinanza, fuga dal Centro per l’impiego. Il 60% dei convocati non ci va”, Il giorno, online. https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/centro-impiego-fuga-reddito-cittadinanza-1.8160428
RIFLESSIONI SULLA NATURA DI ESSENTIAL FACILITIES DEI DATI PERSONALI
A cura di Giovanni Crea
L’esperienza dell’offerta di servizi attraverso internet (comprese le app) ha messo in luce come il loro consumo venga inevitabilmente codificato in dati (es., google maps) e come tali dati siano oggetto di trattamenti effettuati per finalità sia ‘tecniche’ – legate, cioè, alla fornitura e fruizione del servizio – sia di interesse economico del titolare del trattamento.
Con riguardo a quest’ultimo profilo, la disponibilità di grandi masse di dati (big data) rende possibile costruire profili degli utenti-interessati su cui ritagliare i propri servizi ovvero – spostandoci sul versante della raccolta pubblicitaria – per vendere spazi pubblicitari agli inserzionisti consentendo a questi di proporre a livello individuale i loro prodotti e servizi.
I mercati dei servizi internet, dunque, sono data intensive, e le posizioni dominanti che in essi si formano trovano nei dati personali una lèva essenziale [1] la cui replicabilità non è scontata in quanto riguardano i clienti dei provider e che gli stessi provider tendono a non diffondere per ragioni di vantaggio competitivo [2].
Questa prospettiva apre all’ipotesi della natura di essential facilities dei dati personali raccolti nei mercati di internet; profilo che, secondo la dottrina antitrust, è un elemento qualificante della posizione dominante, e la cui inibizione a potenziali concorrenti, da parte dei titolari, prefigura un abuso di tale posizione vietato dall’art. 102 TFUE.
Nel caso Google-Hoda [3], in cui ricorre l’ipotesi di ostacoli, da parte del motore di ricerca, alla portabilità dei dati – e dunque, in definitiva, all’accesso/trasferimento a favore di Hoda – l’Agcm sottolinea la valenza pro-concorrenziale di tale istituto, lasciando intendere come tali dati possano essere inquadrati nella categoria delle “risorse essenziali”.
Se i dati personali, descrittivi delle abitudini di consumo di beni e servizi forniti da un’impresa, fossero facilmente replicabili, la violazione dell’art. 20 del GDPR rileverebbe per il solo profilo di mancato esercizio di un diritto degli interessati e non anche per gli aspetti antitrust.
[1] Cfr. Agcm, Provvedimento n. 28051, Big Data, in Boll., n. 9/2020, 13 ss.
[2] Cfr. Agcm, Provvedimento n. 19140, Sfruttamento di informazioni commerciali privilegiate, in Boll., n. 47/2008, 5 ss.
[3] Cfr. Agcm, Provvedimento n. 30215, Google-ostacoli alla portabilità dei dati, in Boll., n. 27/2022, 83 ss.
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Giovanni Crea

Direttore del Centro di Ricerca e Formazione Integrata Selefor, responsabile scientifico e Presidente del Comitato Tecnico-Scientifico con delega Data Protection.
Economista, è professore incaricato di “Economia Aziendale e Processi di amministrazione del lavoro” presso l’Università Europea di Roma, dal 2014 insegna la materia di “Protezione dei dati personali” presso Master Universitari e Corsi specialistici.
Qualifica le tue Passioni:16 marzo consegna Borse di Studio
Comunicato Stampa
“ Premio Aniello De Vita- medico cantore del Cilento”
Al via il secondo appuntamento del Premio intitolato al maestro Aniello De Vita –“medico cantore del Cilento”, domenica 16 marzo presso il Teatro Comunale di Laurino alle ore 18,00.
Sulla scia del successo di pubblico registrato al primo appuntamento e come promesso dall’ideatore, il direttore artistico Carlo Sacchi, prosegue il Premio itinerante dedicato ad Aniello De Vita, il medico di Moio della Civitella scomparso prematuramente nel 2011.
Durante la serata del Premio svoltosi a Pioppi di Pollica nell’agosto 2013, sono stati consegnati i primi quattro riconoscimenti a personalità del territorio cilentano: Peppino De Vita, fratello del compianto medico-cantore, che si è dimostrato superlativo nella recitazione delle proprie poesie, a Mario Romano per l’arte pittorica, a Pasquale La Palomenta per l’arte botanica e a Dino Baldi, direttore del mensile “Cronache Cilentane”.
“La consegna dei primi quattro riconoscimenti ha avuto un successo enorme”- commenta Carlo Sacchi “L’appuntamento di domenica prossima vuole essere innanzitutto un evento per premiare ancora quattro cilentani che si sono distinti nella professione esercitata con una profonda dedizione unita ad un forte attaccamento al proprio territorio; ma anche un incentivo a professionalizzare la cultura dello spettacolo nei settori della danza e teatro”. La dott.ssa Sandra Maragno, direttore della SeleFor, infatti continua: “In collaborazione col Comitato scientifico “Cultura Professionale del Settore Spettacolo” – organo indipendente del settore spettacolo dell’agenzia SeleFor e di cui Carlo Sacchi è direttore artistico- si è deciso di attribuire € 15.000,00 in Borse di Studio per le qualifiche professionali a 18 giovani cilentani impegnati nel campo della danza e del teatro. Nel Teatro di Laurino verranno attribuite le prime borse di studio.
Queste borse di studio permetteranno a giovani talentuosi di poter frequentare i corsi di qualifica professionale per attore e insegnanti di danza, e già dal 2015 il territorio cilentano potrà vantare giovani operatori dello spettacolo qualificati con i migliori insegnanti dello I.A.L.S di Roma ma non solo…”.
Nel secondo appuntamento i premiati saranno:
Bruno Aloia “poeta del legno” per l’Arte scultorea, Gaetano Pacente per la Medicina, Marcello Federico per l’Editoria, Pino Veneroso per le imprese eccezionali.
Parteciperanno alla serata il Trio Musikanten composto da Raffaello Galibaldi (violino), Roberto Vecchio (violoncello), Guido Carpentiere (pianoforte); Peppino De Vita (poeta) e il critico letterario Antonio Pallottino; Coros Mediterraneo con Giacomo Rodio, Antonietta Speranza e Giovanni Rodio.
Presenta Antonino Nese.
Il direttore artistico Carlo Sacchi ha già annunciato che il prossimo appuntamento con il Premio Aniello De Vita si terrà a Policastro Bussentino entro la fine del mese di aprile, con altre 4 eccellenze cilentane da premiare.
La manifestazione si chiuderà, come di consuetudine, con la canzone “So’ nato a lu Ciliento e me ne vanto” di Aniello De Vita, ormai considerata a pieno titolo l’Inno del Cilento.
Sono aperte le iscrizioni per il Corso Obbligatorio per Frigoristi 2014
Corso Obbligatorio Patentino Frigoristi
Certificazione e qualifica per operare su impianti che contengono Gas Refrigeranti.
Dall’11 febbraio 2013 è diventato operativo il Registro telematico nazionale delle imprese e delle persone certificate ad operare su impianti che contengono gas fluorurati ad effetto serra FGAS 8 ai sensi dell’.art 13 del DPR gennaio 2012, n 43.
A tale registro dovranno iscriversi, per via telematica, tutte le persone e le aziende che svolgono, su apparecchiature fisse di refrigerazione, condizionamenti d’aria e pompe di calore che contengono gas fluorurati ad effetto serra, una o più attività di controllo delle perdite dalle applicazioni, recupero di gas fluorurati ad effetto serra, installazioni, manutenzioni o riparazioni.
Per iscriversi al registro bisogna ottenere il Patentino per Frigorista, senza il quale non è possibile più esercitare la professione.
Per rispondere a questa esigenza Selefor organizza per il 2014, presso la propria struttura, i corsi per frigoristi.
Per accedere bisogna avere la preiscrizione al registro F-gas tramite camera di commercio di riferimento.
Per avere le date del 2014 si prega di contattare la segreteria al seguente numero 0974/1847218 oppure inviare una richiesta di informazioni alla seguente email: segreteria@selefor.it
Corsi di Lingua Inglese per i Bambini della scuola primaria: “ I LOVE ENGLISH” 2014
Progetto di Lingua inglese anno 2014
“ I LOVE ENGLISH”
(Attività per gli alunni di scuola Primaria)
PREMESSA
L’insegnamento della lingua inglese va collocato nel quadro dell’educazione linguistica che investe lo sviluppo completo della personalità del bambino.Fine prioritario è quello di favorire una reale capacità di comunicare contribuendo alla maturazione delle capacità espressive degli alunni lungo il loro percorso di crescita all ’interno della società. “Il linguaggio” è da ritenersi il mezzo più potente che possediamo per effettuare trasformazioni nella realtà, per mutare la sua forma riorganizzandola sul piano delle possibilità” (Bruner).
La formazione linguistica del bambino è un processo unitario e le interrelazioni fra lingua madre e lingua in via d’apprendimento va ricercata,attivata e sviluppata come elemento fondamentale del processo linguistico. L’apprendimento di una lingua straniera è incontro con un’altra cultura, un altro modo di esprimersi con una gestualità e una diversa organizzazione della vita ed è funzionale al ridimensionamento degli stereotipi culturali.
È promuovere nel bambino la consapevolezza sociale, la comprensione e il rispetto di stili di vita diversi,ma anche di punti di vista e opinioni a volte contrastanti. Il diverso codice linguistico è un mezzo di promozione individuale e sociale, è uno strumento di organizzazione delle conoscenze attraverso il quale il bambino ha la possibilità di arricchire il proprio bagaglio cognitivo, di conoscere e accettare contesti culturali diversi dal proprio, di assumere comportamenti orientati alla solidarietà e all’ accoglienza. Offre inoltre, la possibilità di ampliare la sfera dei rapporti con altre persone, disponendo al dialogo e alla comprensione reciproca.
FINALITÀ
– Apprendere una lingua straniera attraverso forme comunicative e meccanismi simili a quelli per l’acquisizione della lingua d’origine.
– Consolidare le relazioni affettive adulto-bambino in un rapporto comunicativo “magico”per stimolare il suo desiderio di parlare una lingua diversa, che piace.
OBIETTIVI SPECIFICI
– Acquisire abilità di comprensione e di produzione orale con un codice linguistico diverso dalla lingua madre attraverso la ripetizione e la progressione dei format;
– Promuovere la memorizzazione attraverso la routine di azioni condivise, i gesti, le espressioni facciali, l’ascolto di canzoni in contesti noti;
– Comprendere e parlare la lingua straniera spontaneamente in contesti nuovi e significativi.
METODOLOGIA
Le attività saranno presentate agli alunni in forma ludica, si partirà dal lessico acquisito: l’ascolto, la comprensione e la produzione linguistica saranno semplificati da figure (flash cards), oggetti reali, movimenti, canti, giochi, scambi verbali, drammatizzazioni ed attività manipolative e attività svolte al computer e con l’ausilio della lavagna interattiva.
ATTIVITÀ
Tutte le attività che si svolgeranno avranno l’obiettivo di far socializzare i bambini, renderli autonomi, insegnare loro a conoscere il proprio corpo e stimolarli all’ apprendimento di una nuova lingua, sia attraverso il gioco libero che le attività guidate come ad esempio le canzoni, la lettura di libri in inglese, dress-up (i travestimenti), manipolazione, pittura, giochi di movimento, giochi del far finta, giochi di costruzione, ecc …
Il programma didattico sarà una full immersion nell’inglese, basato sull’ apprendimento attraverso il gioco, cioè divertirsi e insieme imparare la lingua.
I bambini partecipano alle varie attività in inglese, in modo da assorbire la lingua naturalmente.
RISULTATI ATTESI
Educativi
Saper comprendere e rispettare le differenze culturali
Formativi
Acquisizione di una maggiore competenza educativa
MATERIALI E MEZZI
Registratore, audiocassette, posters, flash cards, P.C., lavagna interattiva…
VERIFICA E VALUTAZIONE
In itinere e a fine attività – schede strutturate e conversazioni, possibilità di sostenere l’esame Trinity.
TEMPI
Gli alunni saranno impegnati in un incontro settimanale, in orario pomeridiano, per complessive 27 giornate nel periodo Febbraio- Giugno 2014.







